All’inizio hai tolto un alimento perché ti sembrava di stare peggio dopo averlo mangiato. Poi ne hai tolto un altro. Magari hai seguito un consiglio, letto qualcosa online o pensato: «Per un po’ lo evito, così vedo come va».

Solo che quel “per un po’” è diventato un’abitudine.

Adesso la tua spesa è sempre uguale, a tavola scegli le poche cose di cui ti fidi e, quando qualcuno ti invita a cena, cominci già a preoccuparti.

La cosa più frustrante? Nonostante tutte queste attenzioni, i disturbi continuano.

E allora viene spontaneo chiedersi: «Che cosa devo togliere ancora?».

Prima di cercare un altro alimento da eliminare, proviamo a guardare quello che è successo fin qui.

Quando mangiare diventa una preoccupazione

Se dopo un pasto sei stata male, è comprensibile che tu voglia evitare di rivivere quella sensazione. Soprattutto quando il gonfiore, il dolore o l’urgenza ti hanno rovinato una giornata.

Così inizi a scegliere con prudenza. Poi, un po’ alla volta, anche preparare una cena semplice richiede tanti ragionamenti: «Questo mi darà fastidio? E se poi sto male? Meglio mangiare la solita cosa».

Può capitare di rinunciare a un piatto che ti piace ancora prima di capire se sia davvero un problema per te.

Hai cercato un modo per stare meglio. Ma se oggi ti senti più limitata e ancora poco bene, vale la pena rivedere il percorso fatto.

La pancia non risponde soltanto a ciò che mangi

Il cibo può avere un ruolo nei sintomi, ma nell’intestino irritabile possono entrare in gioco più fattori. Anche la sensibilità dell’intestino, il suo modo di muoversi e la comunicazione con il cervello fanno parte del quadro. (www.niddk.nih.gov)

Questo aiuta a capire perché togliere sempre più alimenti non porti necessariamente al sollievo che cerchi.

Non significa che quello che senti sia immaginario, né che le tue osservazioni non contino. Significa che meritano di essere considerate insieme al resto.

Pensa, per esempio, a una settimana in cui hai cambiato colazione, iniziato un integratore e mangiato a orari diversi. Se la pancia cambia, capire quale di queste cose abbia influito può essere difficile.

Per questo, prima di fare un nuovo tentativo, può essere utile fermarti e chiederti: «Quello che ho cambiato finora mi ha aiutata davvero?»

Riparti dalle rinunce che ti pesano di più

Non ti propongo di annotare ogni boccone o di controllare continuamente la pancia. Puoi partire da una sola cosa: un alimento che hai escluso e che ti manca, oppure una rinuncia che ti complica la giornata.

Chiediti:

  • Perché ho smesso di mangiarlo? Me lo ha indicato un professionista, ho notato un fastidio più volte oppure ho preferito evitarlo per paura?
  • Da quando non lo mangio più?
  • Ho notato un beneficio chiaro dopo averlo tolto?

Se non ricordi o non sai rispondere, va bene. È già un punto utile da portare a chi ti segue.

Magari scopri che alcune esclusioni hanno una ragione precisa. Altre, invece, sono rimaste lì da mesi, senza che nessuno le abbia più rivalutate.

Queste domande servono a preparare un confronto, non a decidere da sola cosa reinserire. Le indicazioni legate ad allergie, celiachia o altre condizioni specifiche vanno rispettate e discusse con il professionista di riferimento.

Conta anche quello che ti stai perdendo

Quando racconti come stai, probabilmente parli del gonfiore, del dolore o di come vai in bagno. Ma c’è un’altra parte della storia che merita spazio.

Forse cucini un pasto diverso da quello della tua famiglia. Oppure dici di no a una cena perché non vuoi spiegare, ancora una volta, quello che non mangi. Magari ti manca semplicemente poter scegliere qualcosa senza pensarci così tanto.

Anche questo conta.

Puoi dirlo con parole semplici: «La pancia mi dà fastidio, ma mi pesa anche vivere ogni pasto con questa preoccupazione».

Non occorre aspettare che la situazione diventi insostenibile per chiedere un aiuto. La fatica di organizzare le giornate intorno al cibo è già qualcosa di cui parlare.

Se hai iniziato una dieta low FODMAP e poi ti sei fermata lì

Può succedere: hai ricevuto delle indicazioni, hai ridotto alcuni alimenti e, per timore di stare di nuovo male, non sai più come andare avanti.

La dieta low FODMAP prevede una fase iniziale di riduzione, seguita dalla reintroduzione e dalla personalizzazione. L’obiettivo è arrivare a un’alimentazione quanto più varia possibile, compatibilmente con la propria tolleranza. Non tutte le persone con IBS, inoltre, ne ricavano lo stesso beneficio. (www.monashfodmap.com)

Se ti riconosci in questa situazione, una domanda utile da fare a chi ti segue è: «Qual è il prossimo passo per me?»

Non devi inventarlo da sola, né continuare per mesi senza sapere quale sia l’obiettivo.

Come possiamo lavorare su questa difficoltà

Nel mio lavoro di naturopatia, counseling e mindful eating, mi interessa capire anche come vivi i pasti: quali pensieri arrivano prima di mangiare, quali abitudini sono diventate faticose e che cosa vorresti tornare a fare con più serenità.

Possiamo partire da qui, dalla tua esperienza quotidiana e da quello che hai già provato. Le scelte dietetiche e gli eventuali reinserimenti vanno invece valutati con il professionista sanitario competente in alimentazione.

Se stai mangiando sempre meno, salti i pasti per paura o perdi peso senza volerlo, è importante parlarne con il medico.

Se vuoi capire se il mio supporto può esserti utile, puoi scrivermi raccontandomi la rinuncia che oggi ti pesa di più.

FAQ

Ho eliminato molti alimenti: perché continuo a stare male?
La persistenza dei sintomi non permette, da sola, di identificarne la causa. È utile rivedere con il professionista le esclusioni fatte, i risultati ottenuti e gli altri cambiamenti avvenuti nello stesso periodo.

Devo ricominciare a mangiare tutto?
Non è questa l’indicazione. Le esclusioni hanno motivazioni diverse: occorre distinguere quelle prescritte da quelle nate da tentativi personali e valutare i passi successivi con chi ti segue.

La dieta low FODMAP va mantenuta sempre nella fase restrittiva?
Il percorso prevede anche reintroduzione e personalizzazione. Se sei rimasta nella fase iniziale, confrontati con il professionista che segue l’alimentazione per rivalutare obiettivi e risultati.

Cosa posso preparare prima di una consulenza?
Un elenco delle principali esclusioni, il motivo per cui le hai iniziate, i benefici osservati e le difficoltà che comportano. Porta anche le indicazioni sanitarie e gli eventuali referti pertinenti già disponibili.